Qualità dell’aria in aule scolastiche e universitarie

Settembre segna il ritorno in classe per milioni di studenti in tutta Italia. Bambini e ragazzi riprendono il loro percorso di apprendimento, trascorrendo ore nelle aule scolastiche. Ma una domanda fondamentale dovrebbe accompagnare questo momento di ripartenza: quanto conta la qualità dell’aria nelle scuole per l’apprendimento?

Come avremo modo di approfondire nel corso di questo articolo, la qualità dell’aria nelle scuole non è un dettaglio, ma un fattore decisivo per la salute e le performance cognitive.

Perché l’aria nelle scuole è un tema importante

Le aule scolastiche sono ambienti indoor ad alta densità: in uno spazio relativamente ridotto si possono concentrare 20, 25 o anche 30 studenti, oltre agli insegnanti. La concentrazione di persone in spazi chiusi porta a un rapido accumulo di anidride carbonica (CO₂) e, in aggiunta, arredi e materiali possono rilasciare composti organici volatili (VOC) che peggiorano la qualità dell’aria.

A ciò si aggiunge che gli studenti trascorrono molto tempo in classe: una media di oltre 30 ore a settimana per la scuola primaria e secondaria di primo grado. Di conseguenza, la qualità dell’aria nelle scuole diventa un fattore che può influenzare la concentrazione, l’apprendimento e la salute a lungo termine di studenti e insegnanti.

Le linee guida internazionali indicano circa 1000 ppm di CO₂ come soglia raccomandata per una buona qualità dell’aria. Diversi studi su aule con ventilazione naturale evidenziano che questa soglia viene spesso oltrepassata già nel corso della prima ora di lezione, specie in condizioni di affollamento e ventilazione scarsa.

qualità dell’aria nelle scuole

L’impatto della scarsa qualità dell’aria sull’apprendimento

I dati scientifici parlano chiaro. Una ricerca recente pubblicata su Economics of Education Review, basata sui dati INVALSI di oltre 456.000 studenti italiani di terza media, ha dimostrato che livelli più elevati di PM 2.5 sono associati a punteggi inferiori nei test di matematica e lettura. L’effetto negativo, seppur contenuto in media, è particolarmente marcato tra gli studenti provenienti da famiglie con basso status socioeconomico: la cattiva qualità dell’aria contribuisce dunque ad ampliare le disuguaglianze educative.

Non è solo questione di polveri sottili. Diversi studi hanno evidenziato la correlazione tra concentrazione di CO₂ e funzioni cognitive. Un’analisi internazionale su oltre 2400 aule (Indoor Air Quality in Naturally Ventilated Primary Schools), ha rilevato che la concentrazione mediana di CO₂ era di circa 1487 ppm, con l’81% delle classi oltre la soglia raccomandata di 1000 ppm. Valori di questo tipo si associano a cali di attenzione, memoria e capacità decisionali negli studenti.

A conferma della dimensione internazionale del problema, il progetto SAMHE (Schools’ Air quality Monitoring for Health and Education), coordinato dall’Imperial College London e pubblicato su The Lancet Planetary Health, ha monitorato oltre 500 aule nel Regno Unito. I risultati mostrano che circa l’80% dell’inquinamento indoor proviene dall’esterno, soprattutto polveri sottili (PM2.5). Anche con le finestre chiuse, i livelli restano critici, a dimostrazione che la sola ventilazione naturale non basta: servono sistemi di monitoraggio e gestione avanzata per proteggere studenti e insegnanti.

Le conseguenze non riguardano solo il rendimento scolastico: a lungo termine, una scarsa qualità dell’aria è associata a problemi respiratori, aumento delle allergie e ridotta qualità della vita per bambini e insegnanti.

Inquinanti principali nelle aule scolastiche

L’aria in una classe è un mix complesso, influenzato sia da fattori esterni che interni. Gli inquinanti principali sono:

  • PM2.5 e PM10: polveri sottili che provengono soprattutto dall’esterno (traffico, riscaldamenti, attività industriali). Possono penetrare facilmente anche con finestre chiuse, e si accumulano negli ambienti interni.
  • CO₂: prodotta dalla respirazione, è l’indicatore più immediato di ventilazione insufficiente. Valori elevati segnalano che l’aria non viene rinnovata a sufficienza.
  • VOC (Composti Organici Volatili): derivano da arredi, materiali edili, vernici e detergenti. Alcuni di essi hanno effetti irritanti e, in concentrazioni elevate, possono incidere sulla salute.
  • Fattori di comfort: temperatura e umidità influenzano la percezione di benessere e la capacità di concentrazione. Anche il rumore e la luminosità giocano un ruolo importante.

La situazione italiana

In Italia il problema della qualità dell’aria nelle scuole si intreccia con quello dell’edilizia scolastica. Secondo un’analisi di Openpolis, oltre la metà degli edifici scolastici attivi è stata costruita tra il 1950 e il 1992: questo significa che gran parte delle scuole ha oggi più di 30-70 anni e non è stata progettata con criteri moderni di efficienza energetica, ventilazione e comfort indoor, con conseguenze dirette sulla salute degli studenti e sui consumi energetici degli edifici.

Durante la pandemia da Covid-19, il problema è emerso con forza: aprire le finestre era l’unica misura possibile, con effetti però negativi su comfort termico e consumi energetici. Terminata l’emergenza, molte scuole sono tornate a gestire l’aria con sistemi poco strutturati e senza un vero monitoraggio.

Il risultato è che, ancora oggi, in gran parte degli edifici scolastici italiani la qualità dell’aria nelle scuole rimane fuori controllo, con rischi sia per la salute che per l’apprendimento, e con un impatto negativo anche sulla sostenibilità economica ed energetica delle scuole.

Il ruolo del monitoraggio

Per affrontare il problema della qualità dell’aria nelle scuole, aprire regolarmente le finestre è una soluzione semplice e immediata, tuttavia potrebbe risultare controproducente. In inverno provoca una dispersione di calore con conseguente aumento dei consumi energetici, mentre in estate peggiora il comfort termico e rischia di introdurre in aula gli stessi inquinanti presenti all’esterno. In altre parole, questa pratica non garantisce né un miglioramento stabile della qualità dell’aria nelle scuole, né un uso efficiente delle risorse energetiche.

La risposta più efficace è rappresentata dal monitoraggio costante della qualità dell’aria attraverso sistemi di rilevazione avanzati. Oggi sensori intelligenti sono in grado di misurare in tempo reale parametri fondamentali come anidride carbonica (CO₂), polveri sottili (PM2.5 e PM10), composti organici volatili (VOC), temperatura e umidità. 

I dati raccolti consentono di capire quando questi valori superano le soglie critiche e di attivare interventi mirati, sia manuali che automatizzati, garantendo così una gestione più efficiente e sicura della qualità aria aule.

Come migliorare la qualità dell’aria nelle scuole: le soluzioni Aircare

Le soluzioni sviluppate da Aircare permettono alle scuole di monitorare in modo continuo e preciso la qualità dell’aria nelle scuole, migliorare il comfort per studenti e insegnanti e allo stesso tempo ottimizzare l’uso delle risorse energetiche.

I nostri dispositivi sono in grado di monitorare fino a 12 parametri ambientali, tra cui CO₂, PM2.5, PM10, VOC, temperatura e umidità. Questi dati vengono inviati al sistema di trattamento dell’aria e possono essere visualizzati attraverso delle dashboard dedicate. Dirigenti scolastici e facility manager possono così avere sotto controllo la qualità dell’aria in ogni aula, con indicatori chiari e immediati.

I risultati parlano chiaro. In casi studio reali condotti in ambienti scolastici e universitari, i sistemi Aircare hanno portato a una riduzione della CO₂ fino al 35%, a un abbassamento delle concentrazioni di PM2.5 del 32% e a un miglioramento del comfort indoor percepito dagli occupanti.

Benefici concreti che le scuole possono ottenere attraverso il monitoraggio della qualità dell’aria

Investire nella qualità dell’aria nelle scuole non è un costo accessorio, bensì una scelta che genera benefici concreti e misurabili su più piani.

Sul fronte didattico, un’aria più pulita si traduce in studenti più attenti e capaci di mantenere la concentrazione, con effetti positivi sul loro rendimento scolastico.

Dal punto di vista sanitario, la riduzione di allergeni, polveri sottili e CO₂ porta a meno problemi respiratori e a un calo delle assenze scolastiche. Meno giorni persi a causa di raffreddori o malesseri significa più continuità nel percorso educativo e un ambiente scolastico complessivamente più sano.

I benefici sono evidenti anche sul piano gestionale. Grazie ai dati raccolti dai sensori, dirigenti scolastici e facility manager hanno a disposizione informazioni affidabili e sempre aggiornate per prendere decisioni basate su evidenze, pianificare interventi mirati e migliorare la manutenzione degli edifici.

Infine, c’è l’aspetto energetico: monitorare la qualità dell’aria permette di ventilare gli ambienti solo quando serve, evitando gli sprechi.

qualità aria in aula

Conclusione

Come abbiamo visto, la qualità dell’aria nelle scuole non è un dettaglio: si tratta di  un fattore che incide sul benessere e sull’apprendimento di milioni di studenti.

Oggi abbiamo le conoscenze scientifiche e le tecnologie per affrontare il problema in modo sistemico.

Garantire aria pulita nelle aule significa investire nel capitale umano del Paese: studenti più sani, concentrati e motivati. È una scelta strategica per costruire scuole più efficienti, sostenibili e inclusive.